PREY: la nostra recensione

Dopo Dishonored 2, Arkane Studios torna sulle nostre piattaforme di gioco con Prey, un’avventura in prima persona ambientata a bordo di una vasta stazione spaziale infestata dai Typhon.

Un titolo che prende ispirazione da altri epici giochi, tra cui Bioshock, System Shock e dallo stesso Dishonored, senza però risultare una copia. Il team di sviluppo ha preso infatti il meglio di tutti e tre, dando vita ad un gioco dinamico con un gameplay che si evolve, un struttura che porta l’utente a sperimentare e ad usare l’ingegno, il tutto condito da un comparto narrativo profondo e coinvolgente che lascerà il segno.

Prey è quindi un titolo perfetto ? Scopriamolo insieme….

TRAMA

Siamo nell’anno 2034 e la TranStar Corporation, composta da studiosi e scienziati, all’interno della stazione spaziale Talos I, sta svolgendo importanti studi su una pericolosissima razza aliena, i Typhon. Lo scopo della ricerca è quello di creare i Neuromod, dei kit auto-iniettabili in grado di ampliare le capacità fisiche e psichiche degli umani.

Morgan Yu, il protagonista dell’intera avventura, è un brillante scienziato che lavora proprio su Talos I insieme al fratello Alex. Una mattina, dopo essersi svegliato nella sua stanza, deve prendere parte ad una serie di ambigui ed enigmatici test che però terminano con un inaspettato e sopratutto tragico evento. Morgan si risveglia quindi nuovamente nella sua stanza e tutto, in apparenza, sembra tranquillo: il tragico evento potrebbe essere stato quindi solo un brutto sogno.

La realtà però è totalmente diversa e poco dopo il nostro scienziato si accorge che i terribili Typhon sono riusciti a superare i sistemi di contenimento e hanno invaso ogni angolo, cunicolo e stanza dell’immensa stazione spaziale, causando morte e distruzione.

Qualcuno è riuscito a sopravvivere e cerca di comunicare con Morgan che però, a causa dei test con i Neuromod, fatica a ricordare. Il nostro scienziato quindi, oltre a cercare in tutti i modi di sopravvivere all’interno di Talos I e di fermare definitivamente i terribili Typhon, deve cercare di ritrovare sé stesso e capire di chi fidarsi ricostruendo i suoi ricordi.

GAMEPLAY

Prey non è un vero e proprio sparatutto anche se Morgan avrà a disposizione alcune bocche da fuoco e le sparatorie non mancheranno. Non è neppure uno stealth game nonostante spesso sia consigliabile evitare i Typhon e cercare di passare inosservati, strisciando, nascondendosi e facendo meno rumore possibile. La nuova epopea di Arkane Studios è un’avventura in prima persona da giocare con calma e senza fretta. A tratti è enigmatica, angosciante e, in alcune situazioni, anche claustrofobica.

Il comparto narrativo riveste un ruolo molto importante e risulta di forte impatto: scoprire attraverso note scritte, registrazioni audio e filmati i vari retroscena della storia e le personalità dei dipendenti della TranStar Corporation coinvolgerà totalmente il giocatore.

A livello di gameplayl’elemento cardine su cui si basa Prey è l’esplorazione di tutti gli ambienti che costituiscono l’interno e anche l’esterno della stazione spaziale di Talos I. Morgan deve assolutamente sopravvivere, deve ricostruire la sua memoria, capire di chi fidarsi e fare tutto il possibile per evitare che le terribili creature aliene diventino una minaccia per l’intera umanità. La missione però non è semplice, le sole armi non bastano e spesso evitare di essere visti non servirà a nulla.

Bisogna usare l’ingegnoscovare vie alternative, esplorare nel dettaglio ogni sezione di Talos, accedere a tutti i computer, leggere documenti, appunti e brevi note. E’ necessario ispezionare i cadaveri e anche i resti degli alieni, raccogliere qualunque cosa, anche quella che all’apparenza sembra la più inutile. Tutto all’interno della stazione spaziale può essere utile alla nostra sopravvivenza persino un pezzetto di carta trovato all’interno di un cestino dei rifiuti.

Ad inizio gioco il nostro Morgan ovviamente non è attrezzato a dovere per tutte quelle terrificanti creature che hanno superato i sistemi di contenimento. La sua unica arma è infatti una chiave inglese che può salvarci la vita quando ad attaccarci sono i Mimic, quadrupedi alieni simili a dei ragni giganti che mutano il loro aspetto, nascondendosi in oggetti comuni al fine di sferrare un attacco a sorpresa. Incontrare altri tipi di Typhon, invece, potrebbe costarci molto caro in quanto sono molto più resistenti dei Mimic e sono dotati di abilità aliene di vario tipo: gli Spettri, ad esempio, possono assorbire fuoco ed elettricità e utilizzarli a loro vantaggio mentre altri possono controllare la mente umana e resuscitare i morti trasformandoli in creature ostili.

Talos I non è quindi un luogo particolarmente tranquillo, i pericoli si celano dietro ad ogni angolo e sopravvivere non sarà proprio un gioco da ragazzi. Nella stazione spaziale, tuttavia, possiamo recuperare ed utilizzare a nostro vantaggio vari oggetti, armi, munizioni, torrette difensive, kit medici, cibo, bevande di varia natura e gli indispensabili Neuromodutili a potenziare il nostro protagonista.

Possiamo quindi sviluppare una serie di abilità, ognuna dotata di vari potenziamenti. Imparare le tecniche Hacker, ad esempio, ci permette di accedere con facilità a computer, aprire porte e casseforti protette da password o codici. Le abilità legate alla riparazione sono indispensabili per aggiustare torrette, macchine per il riciclaggio e sistemare pannelli in cortocircuito. Imparare a sollevare oggetti sempre più pesanti invece ci permette di usare la forza bruta e di spostare grosse casse al fine di accedere a passaggi segreti o stanze inaccessibili che potrebbero celare indispensabili oggetti.

I Neuromod però non abbondano e potenziare le abilità ha un costo tutt’altro che esiguo: di conseguenza non è possibile accendere e sviluppare al massimo tutte le voci presenti nei tre alberi legati alle abilità di Morgan.

E’ bene inoltre sottolineare che i kit auto-iniettabili servono anche per acquisire e sviluppare le potenti abilità aliene, una volta ottenuto lo Psicoscopio. Si tratta di uno speciale visore che ci permette di scovare i Mimic nascosti e di scansionare i vari tipi di Typhon, sbloccando i loro poteri. Si può quindi ottenere l’utile abilità dei “ragni alieni” per sfruttare a nostro vantaggio la loro capacità di mimetizzarsi oppure possiamo apprendere le basi della telecinesi o ancora imparare a usare le onde energetiche.

Le abilità in Prey non mancano, il consiglio però è quello di capire immediatamente con che stile di gioco vogliamo affrontare l’avventura al fine di utilizzare i Neuromod nel modo più giusto possibile, con parsimonia e senza sprecarli, considerando che trovarli non sarà semplice.

I kit auto-iniettabili, ad una certo punto dell’avventura, possono comunque essere costruiti anche tramite il sistema di craftingaffidato alle macchine per il riciclaggio. I materiali richiesti però non saranno semplici da reperire.

Inserendo nei compattatori, oggetti di qualunque tipo possiamo generare vari tipi di materiali, utili per costruire arnesi indispensabili alla nostra sopravvivenza tra cui medikit, munizioni e armi speciali, a patto di essere entrati in possesso di specifici progetti.

La personalizzazione del nostro protagonista però non si limita solo alle abilità e ai poteri alieni ma viene affidata anche ai chip removibili, da installare su Tuta e Psicoscopio, che garantiscono upgrade di vario tipo e rendono Morgan immune ad alcune tipologie di attacco.

Prey è un’avventura che spinge e invoglia il giocatore a sperimentare, trovando soluzioni ingegnose per superare i numerosi ostacoli e portare a casa la pelle. Il livello di difficoltà generale è alto, gli alieni non si devono mai sottovalutare, neppure se abbiamo deciso di affrontare l’avventura in modalità normale.

Il gameplay offerto è dinamico caratterizzato da situazioni ed eventi sempre nuovi e mai ripetitivi. E’ impossibile pensare di completare la nuova avventura di Arkane utilizzando solamente uno stile gioco.

Le tecniche stealth, ad esempio, serviranno ma non ci permetteranno di completare l’intera avventura nascondendoci o strisciando. Neanche pensare di impugnare un’arma e buttarci a testa bassa contro gli alieni risulta una soluzione valida ma piuttosto è la via per andare incontro ad una morte certa. In Prey bisogna trovare la soluzione più giusta per ogni situazione

Il sistema di combattimento funziona abbastanza bene anche se le sparatorie risultano spesso caotiche e confusionarie a causa di alcuni problemi che citeremo più avanti.

Armi e sopratutto munizioni non abbondano anche se ispezionando ogni angolo della stazione spaziale recupereremo particolari granate, le tradizionali pistole e l’immancabile fucile a pompa. Utilissimo inoltre il Cannone Gloo, che spara raffiche di una insolita schiuma molto utile per bloccare i Typhon, per crearsi strade alternative e per bloccare momentaneamente scariche elettriche, in quanto la schiuma a contatto con le superfici si solidifica.

Accedendo ai vari computer abbiamo la possibilità di ottenere speciali progetti per creare armi tramite il sistema di crafting. Nei vari terminali troveremo inoltre le mappe inerenti alle sezioni di Talos, codici utili per aprire casseforti o porte bloccate ed E-mail da visionare. Non mancheranno inoltre chiavi magnetiche da reperire, utili per accedere a luoghi inizialmente interdetti, documenti da leggere, registrazioni da ascoltare e video da visionare. Capita inoltre di essere contattati da poveri superstiti in cerca di aiuto.

Insomma su Talos I non c’è tempo di annoiarsi e oltre alle missioni legate alla storyline principale, si sbloccheranno anche una serie di compiti extra, completamente opzionali, caratterizzati da un buona varietà di incarichi.

TECNICA

Prey non è il classico gioco che visivamente fa gridare al miracolo, ci sono al momento titoli sicuramente più sorprendenti. I modelli poligonali dei personaggi non sono sicuramente il fiore all’occhiello della produzione, alcune texture sono in bassa risoluzione e anche gli effetti speciali non lasciano il giocatore a bocca aperta. I caricamenti sono un’altra nota dolete in quanto lunghi e anche il frame rate, su Xbox One (versione testata), non sempre risulta fluido e si verificano alcuni cali.

I difetti appena citati però passano in secondo piano e proseguendo nell’avventura non si notano neanche più grazie ad un level design eccellente, composto da corridoi principali e secondari, piani rialzati, particolari ascensori, cunicoli, condotti d’areazione, e strade alternative che aspettano solo di essere scoperte.

Si può esplorare ogni singolo angolo dell’immensa stazione spaziale, utilizzando magari qualche abilità o particolari armi tra cui il Cannone Gloo. Ogni stanza e ogni ambiente è gremito di elementi: computer, armadietti, cassettiere e meccanismi con i quali interagire, quasi tutto può essere usato a nostro vantaggio, su Talos tutto è utile ma niente è indispensabile, basta guardarsi intorno e prima o poi un’idea verrà in mente.

Alcuni scorci dell’interno della stazione spaziale lasciano veramente senza parole ma il meglio si trova all’esterno quando, in totale assenza di gravità nell’immensità del profondo universo, si ha la sensazione di rivivere le scene del film Gravity.

Nota dolente invece per il combat system legato agli scontri a fuoco che non brilla ed è l’unico elemento del gameplay che ha suscitano in noi diversi dubbi. Il sistema di mira è impreciso e la totale assenza di indicatori utili a capire in modo preventivo i movimenti dei nemici creano sessioni di gioco confusionarie, troppo frenetiche e spesso frustranti. Il combat system non migliora neppure quando, tramite i kit balistici, saremo in grado di potenziare alcuni aspetti delle armi.

La situazione cambia invece completamente quando nei combattimenti facciamo uso delle abilità Typhon ed è proprio per tale motivo che, nelle prime ore di gioco, evitare gli scontri è indubbiamente la scelta più sensata.

Eccellente il comparto sonoro con una colonna sonora coinvolgente che si sposa a perfezione con il gioco di Arkane e indubbiamente buoni anche gli effetti sonori e i rumori che evidenziano le nuove scoperte, il pericolo e la sensazione di essere sempre braccati creando, alle volte, anche uno stato di ansia.

CONCLUSIONE

Il titolo firmato da Arkane Studios è una grande avventura in prima persona che siamo certi non si dimenticherà tanto facilmente.

Prey è un titolo con una componente narrativa profonda ed importante, con un gameplay che nel complesso non ha eguali in quanto è dinamico, sprona il giocatore a sperimentare e non è mai monotono: usare l’ingegno, in certe situazioni, sarà fondamentale.

L’avventura con protagonista Morgan Yu è riuscita a conquistarci subito, fin dai primi munti di gioco, grazie ad un inizio enigmatico che suscita immediatamente la curiosità del giocatore.

E’ davvero un peccato non poter promuovere Prey a pieni voti con un bel 10 a causa di un comparto tecnico che, sotto certi aspetti, non fa gridare al miracolo e un combat system legato alle sparatorie che non è il cuore pulsante della produzione.

Fonte

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